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AMBROSIO PAOLO presenta la sua collezione di opere. Una fusione di stile, ricercatezza ed eleganza contemporanea.
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VEDI LE OPEREAMBROSIO PAOLO presenta la sua collezione di opere. Una fusione di stile, ricercatezza ed eleganza contemporanea.
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Ambrosio non si limita al colore, ma lavora sulla consistenza:
La Verticale Arancio: Sulla sinistra, una banda verticale arancione accesa funge da “ancora” visiva. La sua stesura appare più materica e irregolare rispetto alle forme geometriche centrali.
Contrasti: Il contrasto tra il verde acido, il nero profondo e il rosa tenue dello sfondo crea un equilibrio dinamico. Il rosa dello sfondo non è uniforme, ma presenta venature che ricordano la carta riso o supporti fibrosi, aggiungendo una dimensione tattile all’opera.
Trasparenze: Si nota come la barra blu e il semicerchio grigio-azzurro giochino con la trasparenza, lasciando intravedere ciò che sta sotto, una tecnica tipica dell’astrazione lirica.
In questa serie, Ambrosio sembra esplorare il concetto di frammentazione:
L’ordine dal caos: Nonostante il nome “Schegge”, la composizione non appare caotica. C’è un ordine rigoroso nel modo in cui le forme sono incastrate tra loro.
Equilibrio instabile: L’opera cattura un istante di equilibrio precario. La geometria qui non è statica (come nel Neoplasticismo), ma vitale e quasi organica.
| Elemento | Caratteristica |
| Anno | 1993 |
| Serie | Schegge (n. 5) |
| Stile | Astrazione Geometrica / Collage Materico |
| Focus | Contrasto tra rigore geometrico e vibrazione cromatica dello sfondo |
Il titolo suggerisce che ciò che vediamo è solo un frammento di un processo più ampio. La “materia” non è qui intesa come oggetto solido, ma come energia in trasformazione. L’infinito è rappresentato dal contrasto tra la finitezza del segno nero e l’espansione senza confini del rosso.
Dimensione cm. 118×150 tecnica : mista su tela+carta igienica, Anno 1999
“Scenario Agrario” (1981-1983) di Paolo Ambrosio, un lavoro che si colloca in un periodo di intensa ricerca materica e cromatica dell’artista.
L’opera si presenta come un’esplosione verticale di energia, dove il titolo suggerisce una chiave di lettura figurativa (il mondo della terra e della natura) mediata però da un linguaggio rigorosamente astratto-informale.
La composizione è dominata da una forte verticalità. Non c’è un punto focale unico; l’occhio dello spettatore è invitato a scorrere lungo le direttrici perpendicolari che evocano, in modo non didascalico, l’idea di filari, fusti di piante o la pioggia che cade su un campo lavorato.
Ritmo: Il ritmo è serrato, quasi vibrante, dato dall’alternanza tra zone di colore pieno e zone dove emerge lo sfondo o lo strato sottostante.
Spazio: Non esiste una prospettiva tradizionale. La profondità è suggerita esclusivamente dalla stratificazione del colore, che crea un senso di spessore e “pelle” della tela.
Ambrosio utilizza qui un contrasto cromatico molto specifico e simbolico:
Verde Acqua/Turchese: Rappresenta l’elemento vitale, l’acqua o la linfa vegetale. La luminosità di questo colore conferisce all’opera una freschezza quasi elettrica.
Bruno/Ruggine: Evoca la terra, il fango, la materia organica solida. È il colore della stabilità e del lavoro agricolo.
Bianco: Funziona come luce pura che filtra tra le “fessure” della composizione, dando respiro all’insieme e impedendo alla massa cromatica di risultare pesante.
Un’opera di Paolo Di Ambrosio, un artista noto per la sua ricerca nell’ambito dell’astrazione informale e per l’indagine profonda sulla materia e sul segno.
L’elemento che colpisce immediatamente l’osservatore è la scansione verticale (o leggermente obliqua) data dalle linee sottili e scure che attraversano l’intera superficie.
Il Richiamo al Quaderno: Queste linee ricordano la rigatura di un foglio di carta, trasformando la tela in uno spazio di “scrittura” potenziale.
Ritmo: Creano un ordine geometrico sottostante che contrasta con la libertà delle macchie cromatiche e dei segni gestuali.
Sopra la struttura rigida delle linee, l’artista interviene con segni dinamici e apparentemente istintivi:
I Segni Rossi e Neri: Le pennellate scure e rossastre sembrano graffi o “ferite” sulla superficie. Hanno una qualità calligrafica, ma priva di un alfabeto leggibile, tipica dell’arte segnica.
Simbologia: Questi tratti interrompono la staticità delle righe verticali, suggerendo un’energia vitale, un’emozione improvvisa o la traccia di un passaggio umano.
Il fondo dell’opera è un esempio magistrale di stratificazione materica:
Tecnica: Mista su tela. Anno 1982. Dimensione cm. 100×80
Quest’opera, intitolata “Divieni ciò che sei” (1989), è un esempio affascinante di astrazione lirica e simbolica. Il titolo, una celebre esortazione di Pindaro ripresa poi da Nietzsche, suggerisce un percorso di auto-realizzazione e introspezione che si riflette nella composizione visiva.
Dimensione cm.150×118, Tecnica Mista su tela, Anno 1989
L’analisi dell’opera di Paolo Ambrosio (Torino 1938 )richiede di guardare oltre la semplice estetica figurativa per approdare a una dimensione più intima, quasi “silenziosa”. Ambrosio è un artista che ha saputo fondere la precisione tecnica con una profonda ricerca metafisica.
L’opera di Ambrosio non è mai una copia servile della realtà. Sebbene le sue radici affondino nella pittura figurativa, i suoi soggetti (nature morte, interni, oggetti quotidiani) sono immersi in un’atmosfera sospesa.
Assenza umana: Spesso l’uomo non è presente fisicamente, ma la sua traccia è ovunque. Un cappello appoggiato, una sedia vuota o una finestra aperta suggeriscono un passaggio recente o un’attesa.
Influenze: È evidente il dialogo con la Metafisica di De Chirico e il realismo silenzioso di Edward Hopper, ma con una sensibilità cromatica tipicamente italiana.
La luce è la vera protagonista delle tele di Ambrosio. Non serve solo a dare volume agli oggetti, ma a definire il tempo.
Luce zenitale o radente: Crea ombre lunghe e nette che tagliano lo spazio, conferendo un senso di solitudine e introspezione.
Il “momento fermo”: La luce di Ambrosio sembra cristallizzare l’istante, sottraendo l’oggetto al fluire del tempo per consegnarlo all’eternità del quadro.
L’Interno: La casa e lo studio sono visti come gusci protettivi, luoghi della memoria e dell’anima.
Il Mare e il Viaggio: Spesso appaiono barche, litorali solitari o vedute marine che simboleggiano un desiderio di altrove, un confine tra il noto (la terra) e l’ignoto (l’acqua).
L’Oggetto Quotidiano: Una brocca, un libro o un frutto diventano icone sacre grazie a una resa pittorica meticolosa che ne esalta l’essenza.
Ambrosio predilige una stesura pulita, con una tavolozza spesso giocata su toni caldi, ocra e azzurri tersi. La sua padronanza del disegno è rigorosa: ogni linea è pensata per costruire un equilibrio compositivo perfetto, quasi architettonico.
In sintesi: Paolo Ambrosio invita lo spettatore a una contemplazione lenta. La sua pittura è un antidoto alla frenesia moderna, un invito a riscoprire il peso poetico delle cose semplici e la bellezza del silenzio.
Dimensione, cm. 80×100, Tecnica, Mista su tela, anno 1987
Titolo: Futuro Anteriore
Anno: 1988
Dimensioni: 80×100 cm
Stile: Espressionismo Astratto / Informalismo
Il rosso domina l’intera composizione, declinato in diverse sfumature che vanno dal vermiglio brillante a toni più cupi e terrosi.
Vibrazione: Il colore non è steso in modo piatto; la sovrapposizione di strati crea una profondità “infuocata”.
Luce: La luminosità emerge dall’interno della tela, in particolare nelle zone centrali dove affiorano pennellate di bianco, giallo e ocra. Questi squarci luminosi danno l’impressione di qualcosa che sta per rivelarsi o di un calore intenso (incandescenza).
L’opera si sviluppa su un asse prevalentemente orizzontale.
Le Forme: Si individuano tre masse principali, quasi dei “nuclei” o “isole” di materia, che sembrano fluttuare in un campo di energia rossa. Queste forme hanno un andamento dinamico, come se fossero in movimento da sinistra verso destra.
La Texture: La superficie appare ricca di stratificazioni. L’uso di spatolate o pennellate dense suggerisce un approccio fisico e gestuale tipico dell’arte informale. Il segno è graffiato, quasi scavato, rivelando i colori sottostanti.
Il titolo “Futuro Anteriore” offre una chiave di lettura affascinante:
Tempo Grammaticale, Tempo Visivo: In grammatica, il futuro anteriore indica un’azione che sarà conclusa nel futuro prima di un’altra. Visivamente, l’opera sembra rappresentare questo paradosso temporale: qualcosa che è già accaduto ma che proietta la sua energia in avanti.
Genesi e Distruzione: Il rosso può simboleggiare sia la vita (sangue, passione) che la distruzione (fuoco). L’opera sembra catturare un momento di trasformazione, una “memoria del futuro” dove la materia si sta ancora organizzando.
L’opera si presenta come un palinsesto cromatico di grande potenza evocativa. La composizione è dominata da un campo spaziale profondo, risolto attraverso una complessa stratificazione di velature azzurre, grigie e bruno-rossastre. Al centro della tela, un’improvvisa sciabolata di luce giallo-oro attraversa verticalmente lo spazio, suggerendo un evento luminoso istantaneo — un’intuizione o un fenomeno naturale — che rompe la staticità del fondo. Un sottile perimetro geometrico nero, tracciato con precisione lineare, si sovrappone alla materia pittorica, creando un contrappunto razionale alla fluidità dell’astrazione informale.
Dimensione cm. 150×120, Tecnica Mista su tela, Anno 1985
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