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Cocacolaforest

Analisi dell’opera

  • Materiali e Tecnica: L’opera è dichiarata come “Tecnica Mista + materiali” (50x42x12 cm). Si presenta come una composizione tridimensionale racchiusa in una cornice decorata. Il fondo è costituito da lattine di Coca-Cola schiacciate, su cui poggia un elemento organico (un ramo o una radice) dipinto di bianco e verde.

  • Soggetto e Significato: Il titolo “COCACOLA FOREST” suggerisce un commento critico sul rapporto tra consumismo (rappresentato dal brand globale e dai rifiuti metallici) e natura. La foresta non è più fatta di alberi, ma di scarti industriali. Le pennellate di colore verde neon che “sporcano” sia le lattine che il ramo sembrano un tentativo ironico o disperato di restituire una parvenza di “natura” a oggetti che ne sono l’opposto.

  • Stile: C’è un chiaro richiamo al Nouveau Réalisme (si pensi alle compressioni di César o alle accumulazioni di Arman) e alla Pop Art, ma reinterpretati con una sensibilità contemporanea legata all’ecologia e al riciclo creativo.

3. Osservazioni visive

  • Dettagli sulle lattine: Le lattine riportano nomi propri (come “Quentin”, “Romain”), tipici di una nota campagna di personalizzazione del brand. Questo aggiunge un ulteriore livello di lettura: l’oggettivazione dell’individuo nel ciclo del consumo.

  • Tridimensionalità: La profondità di 12 cm indicata nella descrizione è evidente dalle ombre portate dal ramo sulle lattine sottostanti, confermando che si tratta di una scultura o di un alto rilievo.

In sintesi, si tratta di un’opera materica che utilizza l’estetica dello scarto per veicolare un messaggio ambientale, la cui autenticità fisica traspare dai dettagli delle texture e delle interazioni tra i materiali.

Anno  2024, Dimensione cm; 5àx42x12, Materia Assemblage

600,00 Tasse incluse.

Saluto VENDUTO

Il Rapporto con i Maestri dell’Informale e del Segno

L’opera è stata inserita a pieno titolo nell’ambito della pittura segnica. I critici hanno individuato diverse affinità elettive

Hans Hartung e la Scuola del Pacifico: La tua ricerca si collega alla gestualità di Hartung per l’uso di elementi grafici e composizioni modulate

Franz Kline: A differenza del “white writing” di Tobey, la tua pittura è stata accostata alla possanza delle “sciabolate nere” di Kline e alla corrente dell’Action Painting.

Mark Tobey: Sebbene Argan riferisse a Tobey l’idea di una mano che ubbidisce a un impulso profondo, questa analisi è stata utilizzata per descrivere il tuo itinerario volto a penetrare le ragioni dell’essere.

Emilio Vedova: Ti ricolleghi idealmente a Vedova per l’esigenza di utilizzare nuovi gesti e segni in relazione a pressanti necessità espressive.

Affinità Storiche e Teoriche

František Kupka: Il critico Aldo Passoni ha accostato il tuo lavoro a quello di Kupka, evidenziando una genesi dell’astrattismo rivissuta a livello bio-psichico.

Kandinsky: Il tuo percorso viene descritto come un’ascesa dal materico all’immateriale (o allo “spirituale”), richiamando esplicitamente la terminologia kandinskyana.

Philip King: È stato proposto un paragone con la giovane pittura inglese per le tue soluzioni organiche non rappresentative.

Spiritualità Zen: La spontaneità della tua azione e l’asimmetria delle strutture richiamano la spiritualità Zen, come suggerito da Gillo Dorfles in merito alla contemporaneità tra pensiero e azione.

Tematiche e Metodologia

L’Io e la Psicoanalisi: Nei tuoi saggi (come “La fabbrica della bellezza”) ti sei immerso nel pensiero di Freud e Lacan per analizzare l’immagine.

Letteratura: Il tuo segno accompagna spesso pagine pittoriche con titoli ispirati ai versi di Eugenio Montale.

Dialogo tra i mIn sintesi, la tua arte è vista come un “alfabeto personale” che, pur essendo aperto alle informazioni della civiltà visiva moderna.

Dimensione cm. 60×50, Anno 1998; Tecnica Mista su tela

400,00 Tasse incluse.

Risonanze

Profilo dell’Artista: Paolo Ambrosio

Paolo Ambrosio è un artista multidisciplinare la cui ricerca si estende dalla pittura alla scultura in vetrofusione, fino alla saggistica teorica sull’immagine.

  • Stile e Filosofia: La sua pittura è definita da un’attitudine gestuale fondamentale. Ambrosio ha sviluppato un metodo che sfrutta l’immediatezza del “gesto-segno”, cercando di far emergere vibrazioni che sospendono l’opera dal tempo ordinario.

  • Sottrazione e Silenzio: Il suo lavoro è spesso caratterizzato da un’economia di mezzi. Le sue opere, apparentemente “fredde” o minimaliste, nascondono una profonda complessità emotiva e una ricerca sull’inconscio e sulla psicologia della percezione (temi trattati anche nei suoi scritti come La fabbrica della bellezza).


Analisi dell’Opera: “Risonanze” (1993)

L’opera mostrata riflette fedelmente il linguaggio dell’artista degli anni ’90:

1. Composizione e Colore

  • Dominante Cromatica: L’uso di un rosso saturo e piatto per lo sfondo crea una tensione visiva immediata, tipica della sua fase di “orientamento verso il colore” iniziata negli anni ’80.

  • Strutture Geometriche: Le forme nere, simili a una struttura a pettine o a una serie di lamelle verticali inclinate, suggeriscono un ritmo meccanico o architettonico che viene però interrotto.

  • L’Elemento Gestuale: La fascia bianca e traslucida (che sembra quasi un inserto di carta o materiale applicato, tipico della tecnica mista) attraversa la composizione come una traccia organica, rompendo la rigidità delle linee nere.

2. Significato e Tecnica

  • Risonanze: Il titolo suggerisce che l’opera non sia una rappresentazione figurativa, ma un tentativo di visualizzare un’eco o una vibrazione interiore. Il contrasto tra le linee nere “dure” e la macchia bianca “morbida” crea un equilibrio instabile.

  • L’Io dell’Immagine: Coerentemente con la sua teoria dell’immagine come “soggetto” e non “oggetto”, l’opera invita a una contemplazione lenta, dove il fruitore deve lasciarsi “guardare” dal quadro per decifrarne i segreti.

  • Dimensione cm; 100×80, tecnica  mista su tela, Anno 1993
1.200,00 Tasse incluse.

Reatà e finzione

1. Elementi Visivi e Composizione

L’opera è dominata da un rosso intenso e saturo, che funge da campo emozionale primario. Su questo sfondo si stagliano tre elementi principali:

  • Il Segno Grafico: Un intreccio fitto di linee nere, tracciate con un gesto rapido e dinamico. La struttura piramidale o “a torre” che ne scaturisce suggerisce un’impalcatura, un’architettura precaria o una figura in divenire.

  • L’Inserto Materico: Una striscia di carta velina (o materiale simile) bianca e traslucida attraversa diagonalmente la composizione. Questo elemento introduce una tridimensionalità reale che rompe la bidimensionalità della tela.

  • Il Frammento Isolato: Sulla destra, un secondo piccolo inserto bianco funge da contrappunto visivo, bilanciando il peso del segno nero centrale.

2. Significato e Poetica: Realtà vs Finzione

Il titolo è la chiave di lettura fondamentale. Ambrosio gioca sulla tensione tra ciò che è rappresentato (la finzione della pittura) e ciò che è presente (la realtà della materia):

  • La Finzione: È affidata al tratto nero. Sebbene sembri solido, è solo pigmento sulla tela, un’evocazione mentale di una forma.

  • La Realtà: È costituita dal collage. La carta applicata non “finge” di essere altro; è un oggetto fisico con la propria texture e i propri riflessi, che proietta una piccola ombra reale sulla superficie rossa.

  • Il Rosso: Rappresenta l’energia vitale e lo spazio assoluto in cui questo scontro/incontro avviene.

3. Contesto Stilistico

In quest’opera, Ambrosio si muove nel solco dell’Astrazione Informale e dell’Arte Analitica, ma con un approccio molto personale. Non si limita a dipingere, ma “costruisce” l’immagine attraverso il contrasto tra il segno (gesto) e il materiale (materia). La verticalità delle linee nere può essere letta come un tentativo dell’uomo di dare ordine al caos, mentre la striscia bianca appare come un elemento di disturbo o di illuminazione improvvisa.


Sintesi per il Collezionista/Studioso

L’opera è un eccellente esempio della maturità di Ambrosio negli anni ’90. La scelta di un formato generoso (150×118 cm) permette alla “lotta” tra il segno nero e la materia bianca di espandersi, rendendo l’osservatore partecipe di un evento fisico e visivo immediato.

1.200,00 Tasse incluse.

L’arpa dei fili di ferro

Al centro della poetica di Ambrosio c’è il concetto che “il gesto guida il segno”. Le linee verticali, sottili e nere (i “fili di ferro” del titolo), non sono semplici tratti decorativi, ma la traccia fisica di un movimento.

  • Andamento: Le linee appaiono vibranti e leggermente ondulate, suggerendo una tensione elastica o una vibrazione sonora, come se l’arpa fosse stata appena “pizzicata”.

  • Autonomia del segno: Questi segni neri sembrano fluttuare sopra lo sfondo, creando un senso di profondità non attraverso la prospettiva classica, ma tramite la sovrapposizione di strati (layer).

  • Dimensione cm. 100×80, Tecnica mista su tela, Anno 1988
1.200,00 Tasse incluse.

Tempo d’acqua

Un’opera di Paolo Di Ambrosio, un artista noto per la sua ricerca nell’ambito dell’astrazione informale e per l’indagine profonda sulla materia e sul segno.

L’elemento che colpisce immediatamente l’osservatore è la scansione verticale (o leggermente obliqua) data dalle linee sottili e scure che attraversano l’intera superficie.

  • Il Richiamo al Quaderno: Queste linee ricordano la rigatura di un foglio di carta, trasformando la tela in uno spazio di “scrittura” potenziale.

  • Ritmo: Creano un ordine geometrico sottostante che contrasta con la libertà delle macchie cromatiche e dei segni gestuali.

Sopra la struttura rigida delle linee, l’artista interviene con segni dinamici e apparentemente istintivi:

  • I Segni Rossi e Neri: Le pennellate scure e rossastre sembrano graffi o “ferite” sulla superficie. Hanno una qualità calligrafica, ma priva di un alfabeto leggibile, tipica dell’arte segnica.

  • Simbologia: Questi tratti interrompono la staticità delle righe verticali, suggerendo un’energia vitale, un’emozione improvvisa o la traccia di un passaggio umano.

Il fondo dell’opera è un esempio magistrale di stratificazione materica:

Tecnica: Mista su tela. Anno 1982. Dimensione cm. 100×80

1.200,00 Tasse incluse.

I pascoli del cielo II

L’analisi dell’opera di Paolo Ambrosio (Torino 1938 )richiede di guardare oltre la semplice estetica figurativa per approdare a una dimensione più intima, quasi “silenziosa”. Ambrosio è un artista che ha saputo fondere la precisione tecnica con una profonda ricerca metafisica.

L’opera di Ambrosio non è mai una copia servile della realtà. Sebbene le sue radici affondino nella pittura figurativa, i suoi soggetti (nature morte, interni, oggetti quotidiani) sono immersi in un’atmosfera sospesa.

  • Assenza umana: Spesso l’uomo non è presente fisicamente, ma la sua traccia è ovunque. Un cappello appoggiato, una sedia vuota o una finestra aperta suggeriscono un passaggio recente o un’attesa.

  • Influenze: È evidente il dialogo con la Metafisica di De Chirico e il realismo silenzioso di Edward Hopper, ma con una sensibilità cromatica tipicamente italiana.

La luce è la vera protagonista delle tele di Ambrosio. Non serve solo a dare volume agli oggetti, ma a definire il tempo.

  • Luce zenitale o radente: Crea ombre lunghe e nette che tagliano lo spazio, conferendo un senso di solitudine e introspezione.

  • Il “momento fermo”: La luce di Ambrosio sembra cristallizzare l’istante, sottraendo l’oggetto al fluire del tempo per consegnarlo all’eternità del quadro.

  • L’Interno: La casa e lo studio sono visti come gusci protettivi, luoghi della memoria e dell’anima.

  • Il Mare e il Viaggio: Spesso appaiono barche, litorali solitari o vedute marine che simboleggiano un desiderio di altrove, un confine tra il noto (la terra) e l’ignoto (l’acqua).

  • L’Oggetto Quotidiano: Una brocca, un libro o un frutto diventano icone sacre grazie a una resa pittorica meticolosa che ne esalta l’essenza.

Ambrosio predilige una stesura pulita, con una tavolozza spesso giocata su toni caldi, ocra e azzurri tersi. La sua padronanza del disegno è rigorosa: ogni linea è pensata per costruire un equilibrio compositivo perfetto, quasi architettonico.

In sintesi: Paolo Ambrosio invita lo spettatore a una contemplazione lenta. La sua pittura è un antidoto alla frenesia moderna, un invito a riscoprire il peso poetico delle cose semplici e la bellezza del silenzio.

Dimensione, cm. 80×100, Tecnica, Mista su tela,  anno 1987

900,00 Tasse incluse.

Futuro anteriore

  • Titolo: Futuro Anteriore

  • Anno: 1988

  • Dimensioni: 80×100 cm

  • Stile: Espressionismo Astratto / Informalismo

Il rosso domina l’intera composizione, declinato in diverse sfumature che vanno dal vermiglio brillante a toni più cupi e terrosi.

  • Vibrazione: Il colore non è steso in modo piatto; la sovrapposizione di strati crea una profondità “infuocata”.

  • Luce: La luminosità emerge dall’interno della tela, in particolare nelle zone centrali dove affiorano pennellate di bianco, giallo e ocra. Questi squarci luminosi danno l’impressione di qualcosa che sta per rivelarsi o di un calore intenso (incandescenza).

L’opera si sviluppa su un asse prevalentemente orizzontale.

  • Le Forme: Si individuano tre masse principali, quasi dei “nuclei” o “isole” di materia, che sembrano fluttuare in un campo di energia rossa. Queste forme hanno un andamento dinamico, come se fossero in movimento da sinistra verso destra.

  • La Texture: La superficie appare ricca di stratificazioni. L’uso di spatolate o pennellate dense suggerisce un approccio fisico e gestuale tipico dell’arte informale. Il segno è graffiato, quasi scavato, rivelando i colori sottostanti.

Il titolo “Futuro Anteriore” offre una chiave di lettura affascinante:

  • Tempo Grammaticale, Tempo Visivo: In grammatica, il futuro anteriore indica un’azione che sarà conclusa nel futuro prima di un’altra. Visivamente, l’opera sembra rappresentare questo paradosso temporale: qualcosa che è già accaduto ma che proietta la sua energia in avanti.

  • Genesi e Distruzione: Il rosso può simboleggiare sia la vita (sangue, passione) che la distruzione (fuoco). L’opera sembra catturare un momento di trasformazione, una “memoria del futuro” dove la materia si sta ancora organizzando.

  • Anno 1988, Dimensione cm. 80×100, Tecnica Mista su tela
1.200,00 Tasse incluse.

Improvviso

L’opera si presenta come un palinsesto cromatico di grande potenza evocativa. La composizione è dominata da un campo spaziale profondo, risolto attraverso una complessa stratificazione di velature azzurre, grigie e bruno-rossastre. Al centro della tela, un’improvvisa sciabolata di luce giallo-oro attraversa verticalmente lo spazio, suggerendo un evento luminoso istantaneo — un’intuizione o un fenomeno naturale — che rompe la staticità del fondo. Un sottile perimetro geometrico nero, tracciato con precisione lineare, si sovrappone alla materia pittorica, creando un contrappunto razionale alla fluidità dell’astrazione informale.

Dimensione cm. 150×120, Tecnica Mista su tela, Anno 1985

1.900,00 Tasse incluse.

Croci ed incroci

Questa opera, intitolata “Croci ed incroci” (100×80 cm, 1988), rappresenta una potente sintesi tra l’astrattismo geometrico e l’espressionismo astratto. L’anno di esecuzione, il 1988, si colloca in un periodo di grande fermento artistico dove la rigidità delle avanguardie storiche lasciava spazio a una gestualità più libera e viscerale.

Tecnica Mista su tela, Dimensione cm. 100×80, Anno 1988

1.800,00 Tasse incluse.

Fantasia 2

Questa opera, intitolata “Fantasia 2” (2013), è un esempio vibrante di astrazione geometrica che gioca sull’equilibrio tra rigore strutturale e gestualità materica.

dimensione: cm. 60×45

Tecnica: Mista su tela

Anno/ 2013

800,00 Tasse incluse.

Nasce forse…

“Nasce forse…” di Ambrosio è un dipinto astratto realizzato nel 1984. È realizzato con acrilico su tela e fa parte del movimento artistico astratto.

1.000,00 Tasse incluse.