Divieni cio che sei
Quest'opera, intitolata "Divieni ciò che sei" (1989), è un esempio affascinante di astrazione lirica e simbolica. Il titolo, una celebre esortazione di Pindaro ripresa poi da Nietzsche, suggerisce un percorso di auto-realizzazione e introspezione che si riflette nella composizione visiva. Dimensione cm.150x118, Tecnica Mista su tela, Anno 1989
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Quest’opera, intitolata “Divieni ciò che sei” (1989), è un esempio affascinante di astrazione lirica e simbolica. Il titolo, una celebre esortazione di Pindaro ripresa poi da Nietzsche, suggerisce un percorso di auto-realizzazione e introspezione che si riflette nella composizione visiva.
Il dipinto è dominato da una contrapposizione cromatica netta e vibrante:
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Il Blu Profondo: Il fondo blu, che vira verso tonalità notturne e violacee, evoca l’infinito, l’inconscio o uno spazio cosmico. È un colore che invita alla meditazione e al silenzio.
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Il Rosso/Magenta: Le forme organiche e geometriche emergono con una forza vitale prepotente. Il rosso rappresenta l’energia, la carne, il divenire e la pulsione vitale che “buca” l’oscurità del fondo.
L’opera gioca su tre elementi principali che sembrano fluttuare in uno spazio privo di gravità:
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La forma organica inferiore: Una grande massa rosata/rossastra che ricorda una figura accovacciata o un seme in espansione. Rappresenta il “sé” in potenza, la materia prima dell’essere che sta prendendo forma.
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La forma geometrica superiore: Un trapezio o un cuneo rosso scuro, solcato da linee nere orizzontali. Sembra rappresentare una struttura, una direzione o forse il peso dell’intelletto e della volontà.
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Il segno grafico bianco: Al centro esatto, una sorta di “stella” o scintilla nervosa tracciata in bianco. è di carta igienica È il punto di contatto, l’illuminazione o il momento della consapevolezza che connette le diverse parti dell’io.
Le linee nere sottili che attraversano la tela aggiungono dinamismo. Non chiudono le forme, ma le attraversano o le lambiscono, suggerendo che il processo di “divenire” non è statico né concluso. La stesura del colore non è piatta: si notano texture circolari e graffi che conferiscono all’opera una qualità tattile e vibrante.
Il quadro sembra tradurre visivamente il concetto filosofico del titolo: il passaggio dal caos alla forma.
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Il blu è il vuoto delle possibilità.
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Il rosso è la spinta ad esistere.
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La luce bianca è l’atto del riconoscimento di sé.
L’artista non descrive una figura umana, ma l’emozione dello sviluppo umano, lasciando allo spettatore lo spazio per proiettare la propria esperienza di crescita e mutamento.
| Anno | 1989 |
|---|---|
| Tecnica | Mista su tela |
| Dimensione | cm. 150×118 |




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